Ancona - «L’alfabeto delle crepe», al Magazzino Muse la mostra di Cinzia Capparucci tra materia, luce e possibilità di rinascita

09.09.2026

«Ogni crepa è un'origine». È questa la frase che racchiude la poetica de «L'alfabeto delle crepe», la mostra personale di Cinzia Capparucci, artista che vive e lavora a Loreto, in provincia di Ancona, e che dal 13 settembre al 4 ottobre porterà alla Galleria Magazzino Muse di Ancona, in via degli Aranci 1/F, una ricerca pittorica costruita attorno alla materia, alla luce e alla trasformazione. L'appuntamento con il vernissage è per domenica (13 settembre), alle 18.30.

«Sono orgogliosa di poter ospitare un'artista nostrana, nata e cresciuta ad Ancona – commenta la direttrice di Magazzino Muse, Maria Antonietta Scarpari – Tutto ruota attorno alle crepe, che nelle opere di Capparucci, non sono solo fratture. Ma sono piuttosto il punto da cui passa la luce e può nascere qualcosa di nuovo: un linguaggio non necessariamente scritto, ma immaginato, interiorizzato», prosegue Scarpari.

La ricerca dell'artista parte dalla scomposizione della materia e dalla sua successiva rigenerazione, trasformando la tela in uno spazio in continua metamorfosi, mai definitivo e sempre attraversato da tensioni, erosioni e possibilità: «Mi piacerebbe che non ci si aspettasse semplicemente una mostra, ma un'esperienza», spiega Capparucci. Il 13 settembre, l'artista aprirà infatti al pubblico uno spazio nel quale la pittura non dovrà necessariamente essere decifrata, ma attraversata. Le opere nascono da stratificazioni, erosioni e fratture e non cercano la perfezione: è proprio nell'imperfezione, sottolinea l'artista, che «possono accadere delle cose».

Da qui nasce l'idea di un alfabeto senza una traduzione definitiva. Ogni tela diventa una soglia, un passaggio, una possibilità. «La crepa non è la fine di qualcosa: è il punto da cui qualcosa può ricominciare», racconta Capparucci, invitando il visitatore a non sentirsi obbligato a comprendere immediatamente ciò che ha davanti. Fermarsi, osservare, lasciarsi attraversare dalla luce, dal colore, dalla materia e dal silenzio diventano parte integrante dell'esperienza della mostra.

È proprio questo il messaggio che l'artista affida alle sue opere: «Non una risposta univoca, ma una domanda. Cosa può nascere da una frattura? Le crepe che nella vita quotidiana vengono spesso percepite come qualcosa da nascondere, riparare o cancellare. Invece, possono diventare, nella pittura, aperture verso nuove possibilità. Una ferita può trasformarsi in un varco attraverso il quale la luce entra e lo sguardo può andare oltre quello che sembrava essere un limite».

La pittura diventa così uno strumento per rendere visibile ciò che normalmente rimane implicito e nascosto. «La passione per l'arte non la considero tanto una scoperta quanto una necessità che, nel tempo, ha trovato una forma», racconta l'artista. La pittura è per lei uno spazio nel quale poter esprimere anche ciò che le parole non riescono a dire: «È un linguaggio che nasce prima della spiegazione». Un linguaggio fatto di silenzio, attesa, fragilità ed energia, nel quale la materia viene continuamente erosa, trasformata e rimodellata fino a diventare un nuovo lessico.

Anche la scelta cromatica contribuisce alla costruzione di questo linguaggio. «Il bianco dilata lo spazio e tende verso l'infinito – evidenzia Capparucci – la luce non si limita ad illuminare la superficie, ma ne rivela le tensioni più profonde. L'ombra, invece, diventa uno spazio di attesa e possibilità, nel quale ciò che rimane nascosto continua a dialogare con il visibile. Gli azzurri e gli ocra introducono una vibrazione luminosa, una pennellata ampia e materica che sembra scalfire l'ordine iniziale. Nulla, però, appare definitivo: ogni colore sembra nascere dall'altro, come se la luce emergesse lentamente dalla materia».

La mostra si rivolge anche a chi, soprattutto tra le nuove generazioni, si sente distante dall'arte contemporanea: «Non credo che i giovani siano meno interessati all'arte; al contrario, la vera sfida è creare le condizioni perché possano fermarsi davanti a un'opera in un mondo nel quale le immagini scorrono continuamente. Forse dobbiamo smettere di chiedere ai giovani di capire l'arte prima ancora di averla incontrata», osserva.

L'arte, secondo lei, può diventare interessante quando non viene presentata come qualcosa di distante, elitario o già spiegato, ma come uno spazio nel quale ciascuno può entrare con la propria esperienza: «Una tela può suscitare una domanda, un disagio, una memoria o una sensazione senza essere immediatamente decifrata. Mi piacerebbe che un giovane davanti a una mia opera non pensasse ´Cosa significa? ´, ma ´Cosa significa per me?´».

È anche questo il senso de «L'alfabeto delle crepe»: ogni tela è una pagina, ma non esiste una sola lettura. Le fratture che attraversano le opere possono diventare quelle dello spettatore, trasformando la visita in un percorso personale. «Forse è proprio da lì che può iniziare un nuovo alfabeto», conclude l'artista.

Chi è Cinzia Capparucci

Cinzia Capparucci, diplomata all'Accademia di Belle Arti di Macerata, vive e lavora a Loreto (Ancona). Artista contemporanea, concentra la propria ricerca su tematiche concettuali attraverso l'utilizzo di tecniche miste. Dal 1988 partecipa a mostre collettive e personali in diverse città italiane.

Informazioni utili

La mostra sarà visitabile presso la Galleria d'arte Magazzino Muse, in via degli Aranci 1/F (Ancona), dal 13 settembre al 4 ottobre, dal giovedì alla domenica, dalle 18.00 alle 20.00.

Ingresso libero.

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