Giornata aborto, i dati delle Marche. Cgil: "Il diritto alla libera scelta non è garantito"

29.09.2026

La Regione Marche è in forte e grave ritardo in merito all'aborto libero e sicuro. Eleonora Fontana e Loredana Longhin, Cgil Marche: "Il diritto all'aborto non può esistere soltanto sulla carta. Deve essere esercitato realmente, in sicurezza, gratuitamente e senza che il luogo in cui una donna vive determini la possibilità o meno di accedere all'interruzione volontaria di gravidanza".

I DATI – Quadro incerto, dunque, secondo i rapporti dell'Area Stato Sociale e Diritti della Cgil (maggio 2024), dell'Osservatorio sulle Diseguaglianze nella salute, ARS Marche (giugno 2023) e i dati reperibili sulportale Epicentro dell'Istituto Superiore di Sanità. Nella regione, su 66 consultori, il 38% (25) sono aperti solo 1 o 2 giorni la settimana. L'orario medio di apertura dei consultori familiari va dalle 42,5 ore/settimana quando sono presenti 4 figure professionali e scende a 12,5 ore/settimana quando è presente 1 sola figura. Anche l'offerta di alcuni servizi e attività è fortemente differenziata: il pap test è eseguito in 55 sedi su 66, le certificazioni IVG sono fornite in 26 sedi su 66 e l'IVG Farmacologica non è effettuata in alcuna sede. Quanto al numero di obiettori, dai rapporti analizzati emerge quanto segue: in 7 sedi il 100% degli operatori (ostetriche e/o ginecologi) è obiettore; in 13 sedi la percentuale di obiettori varia dal 20% al 33%; in 18 sedi la percentuale di obiettori va dal 40% al 67%. Soltanto in 9 sedi non ci sono obiettori.

In particolare, sull'IVG farmacologica le Marche detengono la maglia nera a livello nazionale, non avendo ancora adeguato a 9 settimane il termine per la somministrazione del farmaco, che rimane fermo a 7 settimane, a cui si aggiungono liste di attesa lunghissime a causa della massiccia presenza di obiettori (oltre il 70%). La percentuale di IVG farmacologiche nelle Marche è del 38,9% contro una media nazionale del 59,5%.

L'ANALISI - " È necessario offrire Ivg farmacologica in tutti i presidi ospedalieri e garantire che, in ogni struttura, sia presente personale non obiettore. La L.194 ha poco meno di 50 anni e ancora troppe donne incontrano ostacoli nell'esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge", dicono Fontana e Longhin. Che aggiungono: "Riteniamo non più rinviabili da parte della Regione politiche che davvero incentivano la natalità, a partire dai servizi all'infanzia, a sostegno delle famiglie, e un welfare capillare che parta dal potenziamento dei consultori, che devono continuare ad essere il punto centrale per supportare la genitorialità, presidi essenziali per accedere alla contraccezione gratuita, per abbattere il rischio di gravidanze indesiderate e quindi l'eventuale ricorso all'aborto".

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