GUERRE, CRISI CLIMATICA, COME SARA’ LA PROSSIMA STAGIONE? CALDA?

08.09.2026

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa della Federazione Anarchica Italiana, sez, "M. Bakunin" Jesi e sez ".F.Ferrer" Chiaravalle

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L'incertezza e l'insicurezza sembrano dominare questo periodo climatico, sociale e politico. Non sappiamo se ci saranno un autunno ed un inverno caldi, sappiamo però che la disinformazione, veicolata da media e social, trasforma dati complessi in pensieri facili e veloci, dentro un vortice di notizie che finisce spesso per traviare completamente i dati scientifici a disposizione in una tempesta di sovrainformazione ridondante e così Internet, che agli albori del suo percorso, sarebbe potuta essere uno strumento decisivo per il pluralismo e la libera informazione partecipata, è diventato un ulteriore amplificatore delle disuguaglianze nell'accesso alla conoscenza. Il risultato è un rumore di fondo che rende tutto uguale: guerre, vittorie sportive, catastrofi climatiche, gattini che fanno le fusa, femminicidi, morti sul lavoro.

Tutto scorre come un reel, nulla sembra più riuscire a farci reagire articolando un pensiero compiuto.

Il 26 agosto gli Stati Uniti hanno inserito Autistici/Inventati nella lista OFAC dei cosiddetti Specially Designated Global Terrorists creando un automatismo tra altri organismi (come per esempio la Banca Etica) che hanno di fatto bloccato un'infrastruttura che da 25 anni offre strumenti di autodifesa digitale a tutela della libertà di comunicazione, trattata al pari di una organizzazione terroristica, senza prove giuridiche, senza appelli. Anche il nostro gruppo, come la Federazione Anarchica Italiana, utilizza gli strumenti di Autistici/Inventati e la nostra storia così come la storia di quel collettivo media-attivistico parlano da sole: il terrorismo non è e non sarà mai nelle nostre corde. Terroristi invece sono questi attacchi alle libertà e alla comunicazione indipendente, che mostrano quanto siano di plastica le libertà di questo mondo capitalista.

Intanto i problemi globali entrano direttamente nella nostra quotidianità: bollette, carburante e spesa aumentano, mentre i salari valgono sempre meno. Il lavoro oscilla al passo coi titoli in borsa, tra cassa integrazione e straordinari, esuberi e aumento dei ritmi, in un generale declassamento della qualità, della professionalità e della sicurezza dei lavoratori.

In Vallesina la deindustrializzazione continua. L'IMR di Jesi, ex Caterpillar, non sembra ancora decollare; alla Beko di Melano gli investimenti previsti dall'accordo sindacale non si sono concretizzati come promesso; alla CNH di Jesi la cassa in deroga terminerà a fine 2026. E ora un'altra ferita: Electrolux conferma la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. I sindacati hanno respinto le richieste della multinazionale, proclamando otto ore di sciopero e la prosecuzione dello stato di agitazione.

Non sono episodi isolati, ma il risultato di un capitalismo finanziario che non si accontenta di stabilimenti produttivi e lavoratori qualificati: pretende continuamente nuovi profitti, scaricando i costi sui lavoratori e sui territori.

CHE FARE QUINDI?

Avere paura del futuro è un lusso che non possiamo permetterci. Sciopero, solidarietà e controinformazione restano il lessico minimo da cui ripartire, qui e ora. Ma non basta difendere ogni singolo posto di lavoro.

Dobbiamo pretendere che il lavoro e i territori possano beneficiare delle innovazioni tecnologiche, invece di subirle. Vogliamo lavorare tutti e meno, a parità di salario. Vogliamo una tecnologia che liberi tempo e migliori la vita, non che aumenti sfruttamento e precarietà.

NON POSSIAMO CAMBIARE PIANETA, MA INSIEME POSSIAMO CAMBIARE LA SOCIETÀ.

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