Inchiesta “Ricostruzione” sisma 2016, Libera: 'Non più campanelli d'allarme, ma “terremoti corruttivi”'

31.10.2026

Non è più il tempo di parlare di semplici segnali, di sospetti o di reati che affiorano a macchia di leopardo nel corso degli anni. La recente inchiesta della Guardia di Finanza scattate nei cantieri della ricostruzione post-terremoto del 2016 scoperchiano una realtà ben più grave: l'infiltrazione della criminalità organizzata — in particolare 'ndrangheta e camorra — nella spesa pubblica dell'Italia centrale è una tesi investigativa documentata e ben precisa che conferma come in Umbria, Marche e Abruzzo il sisma non abbia portato soltanto morte, devastazione e sofferenza per le comunità locali, ma abbia innescato veri e propri "terremoti corruttivi" legati all'accaparramento delle risorse per la ricostruzione.

E' questa la preoccupazione di Libera sulla recente inchiesta "Ricostruzione" sull'infiltrazione della criminalità nella ricostruzione post-sisma del 2016. La gravità del quadro trova riscontro diretto nelle parole del Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Giuseppe Busia: la penetrazione mafiosa nei cantieri rappresenta la sconfitta di un sistema, dimostrando che i presìdi e i meccanismi di controllo messi in campo finora si sono rivelati insufficienti di fronte alla fame d'affari del capitale criminale. Se la prevenzione ordinaria non basta a fermare i clan, occorre un cambio di passo immediato.
Nello specifico, Libera individua tre pilastri fondamentali d'azione: trasparenza totale e digitalizzazione integrata: è indispensabile digitalizzare e tracciare l'intera filiera di ogni singola procedura amministrativa e di cantiere; monitoraggio civico e diffuso: la trasparenza deve consentire un controllo in tempo reale non solo da parte degli organi istituzionali, ma dell'intera cittadinanza, del terzo settore e delle associazioni di tutela; alla classe politica chiediamo un'assunzione di responsabilità trasparente e concreta, sia per le falle del passato sia per le decisioni sul futuro. Servono soluzioni tempestive e serie per garantire la continuità dei cantieri, la tutela dell'occupazione e dei diritti dei lavoratori, assicurando che non venga sprecato o intercettato dalle mafie nemmeno un euro pubblico.
Per rompere il muro dell'indifferenza e impedire che sul destino dell'Appennino cali il silenzio, Libera ha scelto Perugia come piazza principale della XXXII Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, prevista per il 22 marzo. La scelta dell'Umbria e del capoluogo perugino non è casuale, ma rappresenta il punto d'arrivo di un cammino corale che unisce Umbria, Marche e Abruzzo in un'unica grande vertenza territoriale ed economica. La spina dorsale dell'Appennino che resiste: un tempo archiviate e liquidate sotto la narrazione rassicurante delle "isole felici" o dei "territori cuscinetto", le regioni dell'Italia centrale sono diventate la terra d'elezione per una mafia silente, colonizzatrice e d'affari. Far camminare la XXXII Giornata lungo l'Appennino risponde a un'urgenza di analisi e prevenzione: definire questo territorio per ciò che è diventato, un unico distretto ad alto rischio di condizionamento criminale che richiede una risposta sociale, istituzionale e giudiziaria unita e senza quartiere.

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