La lezione di Giorgia e il suo 'Cronache dal lobo sinistro – e dai suoi animali'

La patologia, l'umanizzazione della cura e il ritorno alla vita raccontate in prima persona. Giorgia Salvioni, 34 anni, ha pubblicato di recente 'Cronache dal lobo sinistro – e dai suoi animali' (Ventura Edizioni) - presentato anche al Salone del Libro di Torino – dedicato al suo percorso clinico e il rapporto condiviso con l'equipe della Divisione di Neurochirurgia dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, diretta dal dott. Roberto Trignani.
Dallo sgomento del presente, una volta appresa la pericolosità della patologia oncologica alla testa, a un netto cambio di paradigma e il ritorno alla vita vissuta in maniera più forte, consapevole.
L'autrice del volume, oggi Capo Area di Produzione in una grande azienda del territorio, nei giorni scorsi ha fatto visita al personale medico che l'ha seguita nel periodo che va dalla fine del 2021, nel momento in cui è stato notato un rigonfiamento della lesione, al settembre 2022 quando è stata sottoposta al delicato intervento neurochirurgico in 'Awake', da sveglia.
Oltre al dott. Trignani e agli altri Neurochirurghi della Divisione, Giorgia Salvioni ha incontrato anche gli altri professionisti che l'hanno avuta in cura, dal Neuroanestesista Edoardo Barboni alla Neuropsicologa Silvia Bonifazi. Gli stessi che nel libro, di grande impatto emotivo e narrativo, compaiono come 'Dottor TI' e via discorrendo. Il volume, oltre alla trascrizione di un pezzo di vita condiviso intimamente, rappresenta anche un omaggio nei confronti di chi l'ha riportata ad apprezzare la vita in tutti i suoi a volte piccoli dettagli, da un fiore sbocciato a un'alba potente: "Loro sono stati cura, nei gesti, nei sorrisi. Sono stata vista e ascoltata, da subito, come una persona e non come una paziente. Mi seccava e mi secca tuttora, essere considerata e riconosciuta come 'Quella che è stata operata al cervello', riducendo tutto a un'etichetta.
Il linguaggio e la comunicazione nella malattia sono aspetti fondamentali e tutti sono stati maestri in questo. A Torrette sono leggenda e io lo confermo:ho visto più eroi in corsia che dentro il grande schermo. Adesso posso dire di aver ritrovato il mio equilibrio e ho capito che il tempo è davvero prezioso".

Giorgia Salvioni racconta anche i momenti più delicati e più duri da accogliere dentro di sé: "Quando mi è stata diagnosticata la patologia sono scoppiata in un pianto a dirotto, poi al neurochirurgo che avevo davanti ho posto tutte le domande che mi erano venute in mente; una volta a casa sono montate rabbia e frustrazione, fino ad andare di sopra e sfasciare un salotto. A 31 anni volevo ancora vivere eppure mi ero anche immaginata il mio funerale _ ammette la Salvioni _. A livello comunicativo le due fasi più delicate sono state quando mi è stato presentato il tipo di intervento a cui sarei stata sottoposta, visto che pensavo si trattasse di un intervento cardiaco di impatto minore, e poi l'attesa del referto dell'esame istologico. Nel tempo è nato una sorta di rapporto con la patologia, al punto che all'interno del libro riporto anche della lettera che ho scritto proprio al tumore, dicendogli che non l'avrei sfidato. Proprio durante la stesura del testo avevo paura di raccontare tutta la storia in modo sbagliato. Alla fine, al contrario, i tasselli sono andati tutti al loro posto".
Durante l'incontro nella stanza al 5° piano dell'ospedale di Torrette, dove si trova il reparto di Neurochirurgia, utilizzata per i briefing dai medici, Giorgia Salvioni ha avuto modo di scambiare il saluto in videochiamata con Stefano Vecchioni, alias dottor VU: "Al tempo della malattia, a una mia domanda su cosa sarebbe stato di me nel tempo, mi colpì la sua risposta _ ricorda la Salvioni _: 'Non posso sapere cosa succederà tra dieci anni. La vita è breve per tutti. Tu vivi, fai tutto quello che vuoi fare". Frasi riportate nella quarta di copertina di 'Cronache dal lobo sinistro'. Restando sul libro, a colpire è l'immagine scelta per la copertina. Quello che dovrebbe essere il referto di un esame diagnostico assume forme aliene e significati diversi a seconda della soggettività: chi ci vede un cane, una mucca con le corna, un pettirosso. Da qui il sottotitolo, appunto '(e dai suoi animali)'.
Da un passato difficile a un presente da vivere senza freni con lo sguardo verso un futuro radioso cullando le passioni: i viaggi e la Formula 1; Giorgia Salvioni è stata all'interno del paddock durante il recente Gran Premio d'Austria e adesso, questione di giorni, si appresta a un viaggio in Scozia, assolutamente non banale dopo un incontro da sliding doors: "Partirò assieme alla mia amica speciale che ho conosciuto proprio dentro questo reparto. Il giorno dell'intervento, il 30 settembre 2022, tre giorni dopo il mio compleanno, quando io uscivo dalla sala operatoria lei entrava per affrontare la sua sfida. Da quel giorno non ci siamo mai perse di vista e poi ci siamo imposte di fare almeno un viaggio insieme all'anno e lo stiamo rispettando". Frammenti di quotidianità, di vita appunto. Giorgia Salvioni, da quasi quattro anni ormai, segue con estrema regolarità i controlli periodici e le terapie per tenere a bada un eventuale rigurgito della patologia: "Ormai ho trovato il mio equilibrio _ chiosa la 34enne originaria di Apiro, ma da qualche tempo residente a Cupramontana assieme a Juneau, il cane Alaskan Malamute _. La malattia mi ha liberato e adesso ho capito che il tempo è prezioso e soprattutto non illimitato. Lo ripeto: grazie alla vita".
Ad ascoltare in prima la lucida esposizione di pensieri alti, paure sopite e desideri da esprimere c'è Roberto Trignani, il Dottor TI nel libro: "Di Giorgia ricordo tutto, dal primo incontro nel 2017, quando i primi effetti della malattia si erano affacciati, fino al 2021, quando ormai era chiaro che quel male andava trattato. Lei all'inizio non era pronta a un intervento così delicato che entrava a gamba tesa nella sua vita. Avevamo tutti bisogno di diluire le informazioni nel tempo, di fargliele metabolizzare. Adesso lei sarebbe pronta a tutto, al punto che proprio lei potrebbe rappresentare una risorsa fondamentale per noi chirurghi e per i pazienti con cui andremo ad affrontare percorsi clinici analoghi. La sua forza parte già dal sorriso e dagli occhi, basterebbero quelli a sostegno delle persone. Il suo è un potenziale straordinario".
