PCI: TERREMOTO NELLE MARCHE E “LOTTA ALLA CORRUZIONE DA RAFFORZARE”


Riceviamo e pubblichiamo una nota del Partito Comunista Italiano (Marche)
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Ci sono quelli che hanno perso la casa, e dopo dieci anni molti ancora non l'hanno potuta ricostruire. E c'è invece chi ha approfittato dei fondi destinati alla ricostruzione per riempirsi le tasche, soldi e potere, alla faccia dei terremotati e dei contribuenti.
Un giro d'affari di 350 milioni di euro, che coinvolge un personaggio che aveva l'assoluta fiducia del presidente del governo regionale Francesco Acquaroli, suo capo di gabinetto, e imprese sospette di collusione malavitosa. E' quanto emerge dall'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nella regione Marche condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona con l'ausilio di quella nazionale, e che riguarda anche appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino. Otto finora gli arrestati, tra cui spicca l'imprenditore maceratese Crucianelli, aggiudicatario di quattrocento commesse e subappaltore ad una rete di imprese sospettate di legami di tipo mafioso.
Su fronte politico, l'arrestato eccellente è Fabio Pistarelli, già fiduciario del Presidente, esponente di Fratelli d'Italia e organizzatore della campagna elettorale che ha portato Acquaroli al ruolo che ricopre dal 2020. Un contratto come "capo di gabinetto" a 90mila euro annue, tutt'altro che assiduo al lavoro, sorta di intermediario politico e beneficiario di vari imprenditori "amici".
Troviamo patetiche le giustificazioni a posteriori di Acquaroli: "non sapevo niente", sono stato "tradito", per poi ammettere che qualcosa sapeva, tanto che da aver rimosso Pistarelli dal suo incarico dopo averglielo rinnovato e certo non ignaro dei benefici in termini di consenso di quel sistema affari e politica in cui si muoveva disinvolto il suo principale collaboratore.
Al di là dello specifico fatto di cronaca non si può non rilevare che la corruzione non è affatto diminuita dai tempi delle denunce di Berlinguer e dei processi di mani pulite. Secondo alcuni economisti esso è il "male incurabile" del capitalismo rivolto al massimo profitto, o addirittura "l'olio negli ingranaggi" che lo farebbe funzionare meglio. Certo è che il sistema politico imperniato sul bipolarismo in cui bastano anche pochi voti di differenza per avere tutto il potere. I procedimenti giudiziari sono interminabili e spesso finiscono in prescrizione. Il sistema politico si è sbarazzato ove possibile di freni e controlli, come nel caso dell'abolizione del reato di abuso di ufficio (articolo 323 del codice penale ufficialmente abolito su proposta del ministro Nordio dalla maggioranza Meloni nel 2024, con il plauso bipartisan di amministratori e politici. Lo stesso sistema bipolare arroccato su se stesso tende a sfuggire al controllo democratico con espedienti di esclusione autoritaria delle minoranze critiche dalla rappresentanza ricorrendo a soglie di sbarramento e livelli di firme esagerate, accompagnate da tecniche permissive, trucchi e accompagnamenti per chi si piega e si omologa al sistema. Un sistema che ha abolito di fatto il voto uguale scritto in Costituzione e che invece di contrastare facilita intrecci corruttivi dall'una e dall'altra parte.
La lotta alla corruzione è lotta anticapitalista e si rafforza contestando il bipolarismo coatto, ripristinando il controllo democratico, con il ritorno alla Costituzione.