“VITE DIGITALI. Storie, domande e strumenti per restare umani”. Di GIGIO RANCILIO (Edito Vita e Pensiero, 164 pagine, 15,00 euro)


Partendo da spunti di attualità – sfogliando l'indice: i preti influencer, le fidanzate virtuali, l'intelligenza Artificiale e l'esposizione dei bambini a internet e alle fake news; ma anche l'IA che ci "permette" di dialogare di nuovo con i cari defunti e la piaga della pedopornografia – il giornalista Gigio Rancilio nel volume Vite digitali. Storie, domande e strumenti per restare umani (Vita e Pensiero, 164 pp., 15,00 €, in libreria dal 27 marzo) indaga rischi, opportunità e trasformazioni culturali che la tecnologia ha introdotto e introduce ogni giorno nella società contemporanea. Il libro nasce dallo sviluppo di una rubrica curata sulle pagine di «Avvenire»: Rancilio ha raccolto qui i nuclei più significativi di queste riflessioni, organizzandoli per temi - come ad esempio il rapporto genitori-figli, i social e le guerre contemporanee, le solitudini online – affiancandoli a testi inediti, capaci di misurare la rapidissima evoluzione della scena digitale negli ultimi anni, raccontando «il mondo del digitale […], senza mai dimenticare la centralità dell'uomo». Dati alla mano passiamo infatti, scrive Rancilio nel volume, due mesi all'anno a guardare il cellulare: ma quanto siamo consapevoli di questo e dell'influenza del digitale sulle nostre vite? Ne emerge una guida ricca di consigli per non perdere la nostra unicità che rischia di essere appiattita dall'algoritmo, di riflessioni e strumenti per genitori, insegnanti ed educatori; una mappa lucida e accessibile di ciò che stiamo diventando mentre viviamo sempre più immersi nel digitale Un invito a usare il digitale senza smettere di sviluppare il senso critico e di coltivare la curiosità: «non accontentiamoci del primo risultato o del primo argomento che ci propone l'algoritmo. Cerchiamo più voci, non tanto per cercare quella che più si avvicina alla nostra idea ma per provare a trovare quella che può stimolarci di più.» Perché, come scrive ancora Rancilio, «se nel digitale avessimo più pazienza, ci guadagneremmo tutti. Invece abbiamo tutti così fretta di reagire, di rispondere e magari di mettere a tacere chi ci critica, che finiamo per non riuscire ad ascoltare davvero gli altri. E così spesso finiamo col non comprendere ciò che volevano dirci».

L'AUTORE - Luigi "Gigio" Rancilio, già caposervizio della redazione spettacoli, è stato a lungo Social Media Manager del quotidiano «Avvenire». Agli albori di internet ha cofondato e diretto RockOnLine, il primo sito di informazione musicale. È oggi formatore e divulgatore di comunicazione e cultura digitale, con particolare attenzione ai giornalisti, agli educatori e al mondo cattolico.
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